• MOSCATO SECCO: UNA VERA SCOPERTA!

    Un vitigno aromatico, un’uva dal profumo zuccherino, un vino che solitamente ci si aspetta dolce, ma che nella versione secca è davvero una scoperta eccezionale!

    COLORE Giallo paglierino con riflessi brillanti dalle sfumature dorate. Profumo complesso ricco di moltissime sfumature: fiori bianchi, agrumi, acacia, pesca.

    Al palato risulta essere secco e persistente, delicato, con grande freschezza.

    Il suo abbinamento ideale è il crostino con burro e acciughe: una vera esplosione di sapori e sensazioni.

    Un vino che incanta, un vino che stupisce!

  • FREISA D’ASTI DOC

    Risale al 1517 la prima menzione scritta del Freisa, in un tariffario doganale del comune di Pancalieri, nella pianura a sud di Torino. Nel documento segnala l’uva Freisa come uva di pregio, pagata il doppio di una varietà comune.

    Cinquecento anni sono trascorsi da quella testimonianza documentale e il Freisa, coltivato quasi esclusivamente in Piemonte.

    La nobiltà del Freisa trova conferma in una parentela di primo grado con il Nebbiolo, tanto da far ipotizzare che il Freisa derivi da un incrocio spontaneo del Nebbiolo con un altro “genitore” scomparso o ancora ignoto. Una relazione nobilitante, che conferisce prestigio a un vitigno che negli anni ha patito una certa svalutazione rispetto ad altri vini rossi considerati superiori.

    Il Freisa poi, oltre alla maturazione medio-tardiva, presenta alti tannini e spiccata acidità: questa seconda caratteristica, oggi gestita con la conversione malolattica, che trasforma l’acido malico nel più morbido acido lattico, poteva dare vini aspri e disarmonici.  Inoltre la ricchezza in colore e polifenoli, che assicura al vino struttura e longevità, ha fatto sì che in passato si adoperasse il Freisa per migliorare vini in cui questi caratteri difettavano, condannandolo a un ruolo secondario. Da queste premesse discende il convincimento ancora radicato che dal Freisa non possano derivare grandi vini, corposi e longevi, ma solo vini “leggeri e vivaci”.

    La comparsa delle malattie determinò invece, specie con la ricostituzione post-fillossera dei vigneti, una preferenza per quest’uva, apprezzata per la resistenza e l’adattabilità, decretandone così una certa espansione. 

    L’ampia rosa di tipologie in cui è oggi disponibile il vino Freisa, secco, dolce, frizzante, superiore, spumante, non è più considerata un handicap, bensì un valore aggiunto. La tipologia vivace, tradizionalmente associata al Freisa, è segnata da una lieve effervescenza: l’anidride carbonica contenuta esalta il profumo di lampone, caratteristica varietale. Le tipologie secco e superiore disegnano invece vini strutturati, degni di accompagnare i piatti sontuosi della cucina piemontese, a base di carni rosse.

    La gestione di un vitigno come il Freisa esige attenzione: occorre che il grappolo raggiunga la piena maturazione, anche per abbassare l’acidità.

    Molto interessante anche la versione Freisa Piemonte Rosato, un Vino Rosso dal colore rosso granato o cerasuolo piuttosto chiaro, con tendenza a leggero arancione con l’invecchiamento; odore caratteristico delicato di lampone e di rosa e sapore amabile, fresco, con sottofondo assai gradevole di lampone

    L’area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Freisa d’Asti si estende sulle colline astigiane situate a est del Monferrato, in un territorio adeguatamente ventilato, luminoso e favorevole all’espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne.

  • IL PIANTO DELLA VITE

    L’emozione della vigna che si risveglia, questa è la descrizione giusta per definire il fenomeno del “pianto della vite”.

    Non un pianto di dolore bensì è un grido di vita.

    La pianta si risveglia dopo il riposo invernale e ricomincia il suo ciclo vitale. Le «lacrime» sono delle piccole goccioline di linfa, che risalgono il legno della vite e fuoriescono. Avviene con la ripresa dell’attività delle radici, quando nei vasi legnosi inizia appunto a risalire la linfa. È una sorta di respiro prima della nascita dei nuovi germogli.

    Varia da vitigno a vitigno, ma in generale possiamo dire che è un insieme elementi minerali, composti organici, zuccheri e acidi.

    Appena il sole inizia a scaldare la terra ed i rami infreddoliti dall’inverno, la linfa ricomincia il suo naturale percorso all’interno della pianta.

    Siamo pronti per i prossimi frutti!

  • BRACHETTO D’ACQUI DOCG

    Il Brachetto d’Acqui DOCG è uno dei più antichi e nobili vitigno del Monferrato.

    l grappolo di Brachetto è ricco, con acini sodi di colore rosso scuro, ma la sua peculiarità e la sua ricchezza stanno in ciò che non si vede camminando tra i filari: nel suo alto contenuto zuccherino e nella forte carica aromatica conferita dai terpeni. Percepibile già nel vigneto con il suo inconfondibile profumo di rosa, di mosto, di uva fresca. Essendo così carichi di frutti i grappoli hanno bisogno di molta cura e attenzione in fase di raccolta così da preservare intatti questi preziosi elementi che ritorneranno vivi e gioiosi al momento dell’assaggio.

    Grazie alla sua gradazione alcolica contenuta (6,5%), il Brachetto d’Acqui ben si presta ad accompagnare soprattutto i dessert e la frutta, regalando momenti di vero piacere anche ai palati meno esperti. Ottimo con le fragole fresche o le pesche di stagione: gli aromi ed i profumi della frutta si mescolano a quelli del vino, regalando sensazioni piacevoli ed intensi profumi floreali.

    Il Brachetto d’Acqui è molto apprezzato nella preparazione di cocktail, aperitivi e long drinks, abbinandosi in modo eccellente non solo al gusto dolce, ma anche al salato. Da provare con i formaggi e salumi.

  • ABBINAMENTO VINO CIBO

    Abbinare un vino ad un cibo non è una cosa semplice. Trovare il giusto equilibrio può creare un’esplosione di sapori, può far viaggiare lontano e può emozionare.

    Per l’importanza data oggi alla cucina è inevitabile riuscire ad accostare il vino giusto al cibo che si desidera mangiare. Aldilà del gusto che è sempre strettamente personale, esistono delle considerazioni di base da valutare nella scelta di un vino da abbinare ad un alimento.

    Un vino rosso corposo e strutturato non avrà lo stesso abbinamento di un vino bianco fresco e profumato, ma per la scelta finale dovrà prevalere il gusto soggettivo. Noi abbiamo abbinato il nostro CENTO Monferrato rosso, un blend di Pinot nero e Barbera, ad un favoloso risotto carnaroli mantecato alla toma piemontese, con crema di porri, granella di nocciole tostate e cipolle rosse stufate in purezza nel vino rosso: una vera prelibatezza!

  • LA POTATURA A GUYOT

    La potatura a Guyot è un sistema di allevamento del vigneto di tipo misto o lungo che conserva, cioè, tralci di media lunghezza ed un certo numero di gemme, tra 10 e 20, su un ceppo alto tra gli 80 ed i 100 centimetri.

    Il potatore dovrà, oltre al capo al frutto, lasciare più in basso nel tronco uno sperone con alcune gemme il cui tralcio diventerà il nuovo capo a frutto dell’anno seguente.

    La potatura della vite, così come per la maggior parte delle piante da frutto, ha l’obiettivo di migliorarne la produzione sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo assicurando, nello stesso tempo, alla pianta il corretto equilibrio vegetativo. Nella vite dobbiamo fare attenzione a due differenti aspetti della pianta, comunemente chiamati “capi a legno”, ovvero quelli che indicano i tralci che non producono frutti e “capi a frutto” che, al contrario, sono coloro che producono il grappolo di uva.

  • BENEFICI DEL PINOT NERO

    Numerose ricerche hanno dimostrato che il vino può essere un vero e proprio elisir di bellezza e salute: in particolare il Pinot Nero contiene un’elevata percentuale di resveratrolo, un polifenolo dalle proprietà antinfiammatorie e con la capacità di abbassare la quantità di colesterolo presente nel sangue. E’ utile anche per la cura della pelle, poiché stimola la produzione di collagene, aiutando a ridonarle tono e lucidità e contrastando i segni dell’invecchiamento.

    Il resveratrolo è prodotto naturalmente da parecchie piante, ed è presente nella buccia dell’acino d’uva, in difesa da agenti patogeni quali batteri o funghi. Il suo riconosciuto effetto antiossidante, aiuta il rispristino del microcircolo venoso e il controllo dei radicali liberi.

    È stato dimostrato inoltre come il vino possa aiutare nel funzionamento del metabolismo degli zuccheri in virtù dell’elevata quantità di cromo in esso contenuta: stimolando la produzione di insulina, risulta in grado di prevenire l’insorgere delle malattie diabetiche. Alcune ricerche condotte negli Stati Uniti hanno inoltre dimostrato che l’alcool migliora l’azione ipoglicemizzante dell’insulina, e sono giunte alla conclusione che i soggetti adulti che bevono moderatamente hanno una probabilità del 40% inferiore di ammalarsi di diabete. Ma non solo. Il vino si è rivelato efficace nel favorire aspettative di vita maggiori contribuendo alla prevenzione di numerose patologie se, ovviamente, consumato in dosi moderate.

    Infatti il vino CENTO, che contiene Pinot nero, è stato dedicato ai centenari presenti in grande quantità nel Monferrato.

    Il vino fatto bene è genuino, la qualità fa la differenza.

  • UN BLEND DAVVERO INTERESSANTE: PINOT NERO E BARBERA

    Il vitigno Pinot nero, vinificato in rosso, origina vini poco ricchi in colore, trasparenti, poco tannici e di spiccata acidità, caratterizzati da sfumature fruttate (ribes, mora, lampone, ciliegia, fragola) e floreali (rosa, violetta) da giovani, e note più fini e complesse con l’invecchiamento (cuoio, sottobosco, tabacco, spezie).

    Il vitigno della Barbera produce un vino con tannini decisi, mai troppo aggressivi, un corpo snello, ma nervoso e un’acidità incredibile, tanto che viene considerata uno dei vitigni più acidi, nonostante cresca in zone relativamente calde.

    Il vino ottenuto dall’uva Barbera, si caratterizza per un colore rosso rubino intenso, con tipici sentori fruttati quando bevuto giovane, di piccoli frutti rossi e neri, e delicatamente floreali, di viola, che si fanno più complessi e speziati nelle versioni invecchiate.

    Il blend Pinot nero e Barbera raggiunge un equilibrio perfetto: acido al punto giusto, con un ventaglio di profumi molto intensi che vanno dai frutti rossi alla liquirizia, un colore rosso rubino brillante con splendide sfumature.

    La morbidezza del Pinot nero smorza il tannino e l’acidità della barbera, con un passaggio in barrique di 8/9 mesi si completa un eccezionale prodotto che raggiungerà la sua massima esplosione di sapore e profumi dopo 6 mesi dall’imbottigliamento.

    Se vuoi scoprire di più sul nostro blend di Pinot Nero & Barbera, leggi di più sul nostro Rosso Cento cliccando qui